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Gianluca Congiusta

La storia di un giovane che ha lottato contro il tumore e la malavita, pagando con la vita il suo coraggio e la sua onestà

Gianluca Congiusta, giovane commerciante di Siderno, ha combattuto e sconfitto una grave malattia solo per affrontare e cadere vittima della ‘ndrangheta, dopo aver scoperto un tentativo di estorsione ai danni del suocero.

Gianluca Congiusta, originario di Siderno nella Locride, proveniva da una famiglia perbene dedita al commercio da generazioni. A soli 17 anni, affrontò una rara e spesso letale forma di tumore. Grazie al suo coraggio e al sostegno della famiglia, Gianluca vinse questa battaglia dopo un anno di cure a Bologna. Tornò nella sua terra natale, dove aprì un negozio di telefonia, diventando un simbolo del volto sano e onesto della Calabria.

Gianluca era conosciuto come un ragazzo generoso, sempre pronto ad aiutare il prossimo e lontano da qualsiasi ambiente malavitoso. Tuttavia, la sua vita cambiò drasticamente quando venne a conoscenza di un tentativo di estorsione da parte del boss Tommaso Costa ai danni del suocero. La fidanzata Katia gli aveva rivelato la notizia, che sembrava solo un’altra richiesta di pizzo, comune in quelle zone.

Quella richiesta di denaro nascondeva, però, il tentativo di un boss emarginato, incarcerato, di riacquisire potere e credibilità mafiosa sul territorio. Questo sgarbo era inaccettabile per la famiglia Commisso, il clan rivale. Così, quell’informazione divenne scottante, qualcosa da eliminare prima che le mire espansionistiche di Costa venissero smascherate e potessero innescare una vendetta.

La sera del 24 maggio 2005, Gianluca venne freddato mentre era a bordo della sua auto. La sua morte non ha ancora conosciuto l’onore della verità. Burocrazia, omertà e intimidazioni hanno prevalso. La famiglia della fidanzata, per la quale Gianluca ha perso la vita, non si è mai dichiarata parte civile nel processo, negando il coinvolgimento di Gianluca nell’estorsione. Successivamente, queste dichiarazioni furono smontate dalla pubblica accusa, che accusò la famiglia di falsa testimonianza.

Solo il padre Mario, la mamma Donatella e le sorelle Alessandra e Roberta non si sono mai rassegnati. Hanno portato avanti la loro battaglia in nome della giustizia e del ricordo di Gianluca. Anche a undici anni di distanza, il ricordo di quel ragazzo dal sorriso contagioso deve rimanere vivo nei cuori e nelle menti di chi ha il coraggio di rimanere onesto e affermarsi come una persona perbene, anche al costo della propria vita.

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