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Rocco Chinnici

Il 29 luglio 1983, il giudice Rocco Chinnici perse la vita in un attentato mafioso a Palermo, simbolo della lotta contro la criminalità organizzata

Alle 8:05 del 29 luglio 1983, il capo dell’ufficio istruzione di Palermo, Rocco Chinnici, usciva di casa come ogni mattina. Via Federico Pipitone era già calda, nonostante l’ora mattutina. Poi un boato, un istante eterno che infuse una gelida paura.

In quegli anni, i corleonesi terrorizzavano l’Italia. Era un periodo segnato dal coraggio di uomini come Piersanti Mattarella, Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa, che lottavano strenuamente per fermare la crescita del sistema mafioso. Erano anni di paura, sangue e tritolo. Come in altre tristi occasioni, a quel boato seguirono sirene, ambulanze, urla e macerie, fino alla dolorosa consapevolezza che la mafia aveva colpito ancora, in modo vigliacco e spettacolare.

Quel giorno, il giudice Rocco Chinnici, gli agenti della scorta Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta, e il portinaio Stefano Li Sacchi persero la vita. L’obiettivo principale era Chinnici, noto per essere l’artefice del primo maxiprocesso e considerato il padre del Pool Antimafia. Chinnici aveva attratto magistrati del calibro di Falcone e Borsellino, e organizzato numerosi congressi e incontri perché vedeva nei giovani un’arma fondamentale contro la mafia.

Rocco Chinnici fu il primo magistrato a parlare agli studenti del legame tra droghe e criminalità organizzata. Era una persona perbene, un eroe disposto a sacrificare la propria vita per la giustizia e la libertà. Nella sua ultima intervista del 1983, Chinnici dichiarò: “La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta.”

La morte di Rocco Chinnici rappresentò un duro colpo per la lotta alla mafia, ma il suo impegno e la sua dedizione hanno lasciato un’impronta indelebile. Chinnici ha ispirato una generazione di magistrati e cittadini a continuare la battaglia contro la criminalità organizzata. Il suo lavoro ha gettato le basi per il maxiprocesso di Palermo, che ha visto centinaia di mafiosi condannati, grazie anche all’opera di Falcone e Borsellino.

Rocco Chinnici è ricordato come un simbolo di coraggio e determinazione. Il suo sacrificio non è stato vano, poiché ha contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica e a mobilitare le istituzioni nella lotta alla mafia. Ogni anno, la sua memoria viene onorata per ricordare il valore della giustizia e l’importanza di continuare a combattere contro l’illegalità.

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