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Un piccolo miracolo di Natale: la storia di Michela e Nicole

A pochi giorni dal Natale, nonostante le ultime ore drammatiche, esistono storie in grado di squarciare la coltre di dolore che ha avvolto l'umanità. Storie di uomini che con il loro sacrificio o con un semplice gesto di solidarietà riescono a trasmettere al mondo un messaggio di luminosa speranza

È il caso di Michela Lorenzin e della sua piccola Nicole. Più che una storia, una favola dei nostri tempi. Siamo a Marostica, in provincia di Vicenza, e la piccola Nicole, 6 anni, combatte da tempo contro un male invisibile: la tetraparesi spastica, un disturbo che le ha tolto la libertà di muoversi e a tratti di respirare, costringendola ad essere costantemente monitorata. Per continuare a lottare, Nicole ha bisogno di una serie di strumenti ed apparecchiature specifiche, ma soprattutto di tanta assistenza.

A settembre, la situazione è precipitata. Nicole ha avuto una crisi e la malattia stava prendendo il sopravvento. Per mamma Michela sono stati giorni drammatici, tra corse in ospedale, terapia intensiva e preghiere, fino a una parziale ripresa. Nicole è una bambina forte e non ha intenzione di arrendersi. Un coraggio contagioso che si riflette nel sorriso di mamma Michela, che, quando è con la sua piccola, riesce a dimenticare le bombole e i vari tubicini aggrovigliati. Riesce ad essere immensamente felice.

Tuttavia, Michela deve fare i conti con la realtà. Stare vicino alla piccola è il suo unico pensiero, ma deve comunque andare a lavoro. Michela infatti da circa dieci anni lavora per la Brenta Pcm, un’azienda di Molvena che produce stampi per automobili. Fino a qualche tempo fa riusciva a fare i “salti mortali”, incastrando come poteva i turni. Ora, dopo l’ultima crisi, Nicole ha bisogno di assistenza continua e per lei è impossibile tornare in fabbrica. I dirigenti aziendali si sono mostrati subito comprensivi e le hanno offerto un part-time. Ma in questo momento non potrebbe assentarsi neanche per poche ore, quindi l’unica strada percorribile sembrava essere rinunciare al lavoro.

Se non fosse che qualche giorno fa il suo telefono ha squillato. Era il responsabile del personale che la informava che molti dipendenti dell’azienda avevano rinunciato alle loro ferie, trasferendole a suo favore. Prima si trattava di settimane, poi di qualche mese, infine i mesi “donati” dai suoi colleghi sono diventati dieci. Molti di loro conoscono appena Michela, ma ugualmente hanno rinunciato alle proprie vacanze per consentire alla giovane mamma di stare accanto alla sua piccola.

Oggi, mentre siamo alle prese con i regali dell’ultimo minuto e con gli ultimi preparativi, rivolgiamo il nostro pensiero a quegli operai che hanno compiuto questo piccolo miracolo di Natale. È grazie a loro che oggi, di fronte a tanta insperata solidarietà, Michela e Nicole non hanno più paura di nulla.

Grazie!

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