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Il rapimento di Aldo Moro: via Fani e il sacrificio della scorta

Il 16 marzo 1978, l'auto dell'Onorevole Aldo Moro e quella della sua scorta stavano percorrendo via Fani a Roma quando furono violentemente tamponate. In pochi istanti, il caos esplose: un commando terroristico circondò le auto, con circa 12 persone armate pronte ad agire. I membri della scorta cercarono coraggiosamente di difendere l'onorevole, ma soccombettero uno dopo l'altro sotto una pioggia di colpi. Questi uomini, spesso ricordati solo come "la scorta di Moro", erano in realtà persone con sogni e famiglie

Quel giorno caddero cinque uomini valorosi.

Il maresciallo dei Carabinieri Oreste Leonardi, che guidava la Fiat 130 con a bordo Aldo Moro, fu il primo a cadere. Torinese di origine, era istruttore presso la Scuola Sabotatori del Centro militare di paracadutismo di Viterbo e guardia del corpo di Moro da quindici anni. Leonardi, di 52 anni, lasciò una moglie e due bambini.

Domenico Ricci, appuntato dei Carabinieri e autista di fiducia di Moro da oltre vent’anni, fu un’altra vittima. Ricci, di 42 anni, non rivide mai più la moglie e i due figli.

Giulio Rivera, giovane arruolato nella Pubblica Sicurezza, tentò di affrontare i terroristi con coraggio, ma fu crivellato da otto proiettili. Aveva solo 24 anni.

Anche il brigadiere Francesco Zizzi, entrato nella Pubblica Sicurezza nel 1972 e capo equipaggio della scorta di Moro, perse la vita. Zizzi, che stava pianificando le nozze con la fidanzata Valeria, aveva appena 30 anni.

Infine, Raffaele Iozzino, giovane campano arruolato nella Pubblica Sicurezza nel 1971, fu il primo a rispondere al fuoco dei terroristi. Aveva 24 anni.

Il sacrificio di questi uomini non fu vano.

Il 16 marzo 1978 non rappresenta solo il tragico rapimento di Aldo Moro, ma anche il sacrificio di cinque uomini valorosi che persero la vita in nome del dovere. La loro memoria è un monito contro la cieca violenza e l’ideologia che troppo spesso hanno segnato la storia del nostro Paese.

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